Alzheimer: negli USA nuovo farmaco che rallenta la malattia

Da anni si cerca un modo per contrastare l’Alzheimer, malattia neurologica degenerativa che colpisce circa il 60-70% delle 50 milioni di persone nel mondo affette da demenza.

Risale all’inizio del nuovo anno la notizia che, negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso l’approvazione accelerata per il Leqembi, nuovo farmaco contro l’Alzheimer prodotto dalle aziende Eisai e Biongen.

L’agenzia regolatoria statunitense ha dato il via libera al nuovo farmaco, un anticorpo monoclonale, che sarebbe in grado di rallentare in modo modesto, ma non fermare, la progressione della malattia di Alzheimer.

“Questa opzione di trattamento è l’ultima a prendere di mira il processo sottostante dell’Alzheimer, invece che curare i sintomi della malattia”, spiega Billy Dunn della Food and Drug Administration.

L’approvazione è per i pazienti che hanno una forma ancora leggera o comunque iniziale di Alzheimer.

Il rallentamento dei problemi cognitivi sarebbe di alcuni mesi, ma gli esperti sono convinti che il farmaco possa comunque migliorare la vita delle persone in modo significativo.

Alzheimer: negli USA nuovo farmaco che rallenta la malattia

Lo studio

Il farmaco, somministrato per infusione ogni due settimane, è stato sperimentato per 18 mesi su 1795 adulti tra i 50 e i 90 anni colpiti da un deterioramento cognitivo lieve: a 900 volontari è stato somministrato il Leqembi, mentre a tutti gli altri un placebo.

I risultati del test hanno dimostrato che i pazienti che avevano ricevuto il Leqembi hanno registrato un declino cognitivo del 27% più lento rispetto ai pazienti trattati con placebo.

Su una scala di valutazione della demenza, però, che valuta le persone con un punteggio da 0 a 18 sulla memoria, sulla risoluzione dei problemi e su altri compiti, i pazienti trattati con il farmaco hanno ottenuto solo 0,45 punti in meno rispetto agli altri.

All’inizio dello studio, infatti, entrambi i gruppi avevano una valutazione di demenza clinica con un punteggio di 3,2. Dopo 18 mesi, il punteggio è aumentato di 1,21 punti nel gruppo Leqembi e di 1,66 nel gruppo placebo.

Il declino cognitivo si è registrato quindi in entrambi i gruppi, ma è stato più lento tra chi ha assunto il Leqembi.

Alzheimer: le placche amiloidi

Il farmaco prende di mira l’amiloide, una proteina che si accumula nel cervello formando le tipiche placche che caratterizzano la malattia.

In un numero più ristretto di pazienti (688) è stato misurato il carico di placche amiloidi presenti nel cervello grazie a tecniche di imaging e si è vista un’importante riduzione di amiloide tra coloro trattati con il Leqembi.

All’inizio dello studio, infatti, il livello medio di amiloide dei partecipanti era di 77,92 centiloidi nel gruppo Leqembi e di 75,03 centiloidi nel gruppo placebo.

Dopo 18 mesi, il livello medio di amiloide è sceso di 55,48 centiloidi nel gruppo Leqembi, mentre è salito di 3,6° centiloidi nel gruppo placebo.

Leqembi: alcuni problemi di percorso

Eisai ha comunicato che il prezzo di listino del Leqembi ammonterà a 26.500 dollari l’anno per persona. Tuttavia, l’Institute for Clinical and Economic Review, organizzazione indipendente che valuta il valore dei medicinali negli Stati Uniti, ha giudicato il prezzo troppo elevato, sostenendo che non soddisfa le tipiche soglie del rapporto costi-benefici.

Inoltre, in fase di sperimentazione sono stati registrati effetti avversi anche gravi come edemi ed emorragie cerebrali che richiederanno studi più lunghi e approfonditi per determinare la vera efficacia e sicurezza del farmaco.

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⚠️ Ci teniamo a sottolineare che questo blog è solo uno strumento informativo. Tutti contenuti non devono essere considerati soluzioni, terapie o medicina e, soprattutto, metodi per guarire dall’Alzheimer.
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